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Antonio Boggia, chi era il primo serial killer italiano
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Antonio Boggia: chi era il “mostro di Stretta Bagnera” considerato il primo serial killer italiano

cadavere in un sacco nero

Antonio Boggia è ricordato come il “mostro di Stretta Bagnera” e viene spesso indicato come il primo serial killer italiano: tra il 1849 e il 1859 uccise quattro persone a Milano.

Alcune vicende criminali possiedono un’eco che scavalca i secoli. Quella di Antonio Boggia continua a tornare d’attualità ogni volta che si ripercorre la storia del crimine in Italia. Nato tra il 1799 e il 1801 nell’area di Urio-Carate Urio, sul lago di Como, è passato alla storia come il “mostro di Stretta Bagnera” ed è spesso indicato come il primo serial killer italiano riconosciuto dalla memoria giudiziaria e popolare. La sua storia si consuma nella Milano dell’Ottocento, tra cantine, documenti falsi e omicidi commessi per denaro, in una città che ancora non immaginava di avere davanti uno dei suoi casi più inquietanti.

I delitti di Antonio Boggia e il metodo usato per nascondere i corpi

Secondo le ricostruzioni storiche più accreditate, Boggia colpì quattro persone tra il 1849 e il 1859. Le vittime furono Angelo Serafino Ribbone, Giuseppe Marchesotti, Pietro Meazza ed Ester Maria Perrocchio. Il filo che unisce questi omicidi è soprattutto il movente economico: Boggia sceglieva persone che avevano denaro, beni o proprietà, le attirava in luoghi sotto il suo controllo e poi cercava di impossessarsi dei loro averi attraverso procure false, firme contraffatte e testimonianze costruite.

Scena del crimine
Scena del crimine

I dettagli dei delitti resero il caso ancora più sconvolgente. In almeno tre episodi le vittime furono attirate nella cantina di Stretta Bagnera, una viuzza del centro di Milano, e uccise con un colpo d’ascia alla testa. In almeno un caso il corpo venne anche smembrato prima di essere nascosto. I resti furono poi sepolti sotto il pavimento o murati in spazi chiusi, nel tentativo di cancellare ogni traccia. Nel 1851 ci fu anche un uomo, Giovanni Comi, che riuscì a salvarsi dopo un’aggressione simile: fu uno dei segnali più chiari della pericolosità di Boggia, ma all’epoca non bastò a fermarlo in modo definitivo.

La scoperta del caso, l’arresto e l’impiccagione a Milano

La svolta arrivò quando venne denunciata la scomparsa di Ester Maria Perrocchio, anziana proprietaria dello stabile in cui Boggia abitava. Le indagini portarono alla scoperta di una procura falsa che lo indicava come amministratore dei beni della donna. Da lì gli investigatori arrivarono ai locali della Stretta Bagnera, dove emersero prima il corpo della Perrocchio e poi gli altri resti nascosti. Fu il momento in cui la vicenda esplose in tutta la sua gravità, rivelando che dietro le sparizioni di più persone c’era un unico uomo.

Durante il processo Antonio Boggia cercò anche di fingersi pazzo, ma alla fine venne riconosciuto colpevole. La sentenza fu eseguita l’8 aprile 1862, quando venne impiccato a Milano. La sua storia è rimasta impressa non solo per la ferocia dei delitti, ma perché riunisce già tutti gli elementi che oggi fanno pensare a un serial killer: vittime scelte con criterio, omicidi ripetuti nel tempo, occultamento dei corpi e una doppia vita apparentemente normale. Ed è per questo che, ancora oggi, il nome di Antonio Boggia continua a tornare come quello del primo grande mostro della cronaca nera milanese.

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ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2026 11:22

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